mercoledì 5 marzo 2025

The Girl With The Needle - Magnus von Horn (2024)


È dalle prime immagini su sfondo nero di volti trasfigurati e in continuo mutamento che il film dichiara apertamente le proprie scelte stilistiche. Le atmosfere gotiche vengono richiamate dalla fotografia in bianco e nero, ed è proprio grazie al forte contrasto tra queste due tonalità che emerge, con tutta la sua forza, un chiaro citazionismo al cinema espressionista degli anni Dieci e Venti. Attraverso ombre allungate e inquadrature trasversali,The Girl with the Needle si presenta come un allucinato racconto degli ultimi giorni della Grande Guerra - che, come un fantasma, permea il lungometraggio palesandosi esclusivamente tramite le grida del marito di Karoline e di un giovanissimo venditore di giornali. 

I temi e le caratterizzazioni dei personaggi si riallacciano fortemente al Modernismo dei primi del Novecento, ma si può anche notare una forte influenza da parte della narrativa di Charles Dickens, lo stato di estrema miseria e marginalità da cui  Karoline brama di fuggire ne è un chiaro esempio, così come le varie scene ambientate in fabbrica - di grande potenza emotiva è proprio la sequenza del parto collocata in quel contesto. Ma in realtà, l'elemento di critica verso le misere condizioni sociali causate da una tardiva rivoluzione industriale, funge solamente da sfondo per intraprendere un'interessante indagine psicologica della protagonista e un brillante discorso sulla femminilità. 

Così come nei grandi romanzi di inizio secolo è Karoline il perno dell’intera pellicola: le scelte registiche di von Horn la portano o ad essere inquadrata in ogni scena o ad assumere il punto di vista della narrazione attraverso delle soggettive. Di grande pregio è la prova recitativa di Vic Carmen Sonne, che affronta alla perfezione i continui mutamenti di intensità emozionale delle varie scene.

The Girl with the Needle, è un noir e, allo stesso tempo, una cronaca-sociale, spuntano fuori anche gli oscuri toni di un'anti-fiaba e l’orrore da freak show. Nella prima metà dell'opera la protagonista viene infatti caratterizzata come una sorta di anti-Cenerentola: il ricco proprietario della fabbrica non la porta all’emancipazione economica bensì a una situazione di alterità ancora più enfatizzata, così come neanche la bestiale figura maritale (che ribalta la parabola narrativa del racconto La Bella e la Bestia). 

 I personaggi maschili si rivelano quindi costantemente insufficienti, alla stregua di un film come Poor Things (Povere Creature, 2024) che, pur con toni diametralmente opposti, affronta il medesimo tema. Ma se nella pellicola di Lanthimos la soluzione femminista verso l'emancipazione è didascalicamente risolta con un percorso di vendetta messo in atto tramite la massima liberazione sessuale, in questa circostanza è proprio il sesso a rappresentare la radice del problema. Nonostante l'accurata descrizione di una donna che deve far fronte ad un mondo crudele ed orrorifico raggiunga gli apici di un devastante cinismo è proprio essa a costruire un impianto cinematografico di grandissima raffinatezza.












mercoledì 26 febbraio 2025

Dischi nella tomba: Il Teatro degli Orrori - Dell'impero delle tenebre (2007)

 

 

 

 





L'esordio dell'Impero Delle Tenebre costituisce una sorta di grido strozzato in grado di preannunciare l'apocalisse che inconsapevolmente ci governa.
La società è in avanzato stato di putrefazione, tutto è sotto gli occhi di tutti e lo squilibrio si fa largo ad ampie falcate. La struttura musicale attinge a piene mani nella scena alternativa degli anni novanta con echi di Neurosis, Melvins, Jesus Lizard, Scratch Acid.
I suoni delle chitarre scivolano via dalla melma, il percorso ritmico è intenso ed accelerato e capace di fornire linfa al tessuto sonoro.


Ciò che rifulge tuttavia in Dell'Impero Delle Tenebre è l'acume delle liriche interpretate eccellentemente dall'ex One Dimensional Man, Pierpaolo Capovilla che è stato accompagnato in questo progetto da Giulio Ragno Favero e Francesco Valente nonchè dal vero protagonista dell'opus: Gionata Mirai (già nei Super Elastic Bubble Plastic) che appare sempre in precario equilibrio tra vena dissacrante e intento rivelatore.

 

L'incipit è distruttivo con Vita Mia, Dio Mio, E Lei Venne, un trittico che rappresenta un vero assalto sonoro.


Nemmeno il tempo di rifiatare ed ecco Compagna Teresa con una sezione terminale che sbriciola ogni rimanente tentativo di opposizione.

Dell'Impero Delle Tenebre si articola in questa maniera tra un riff tagliente ed una fase di quiescenza, quella che nel finale fa capolino con la commovente e struggente Lezione Di Musica e con il tracciato elettrico suggerito da La Canzone Di Tom nella quale balenano anche alcune suggestioni post-psichedeliche.
Capovilla e soci sono sempre lucidi e disperati anche quando denunciano la perdita della memoria del Ventesimo Secolo da parte di una mediocrità imperante ne L'Impero delle Tenebre.
Chiusa affidata all'abbagliante splendore dell'apocrifa Maria Maddalena, densa e ombrosa ballad tra il rock ed il blues venata da soluzioni progressive. Mirabile l'arrangiamento degli archi, summa compendiaria delle penombre, delle oscurità e delle sofferenze celate nel dramma cantato dell'intero lavoro.