lunedì 27 maggio 2013



Sam Cooke
 
L’America dei mitici Happy Days, le automobili a coda di rondine, i primi serial tv a colori sbiaditi, la segregazione nelle scuole, perfino i bus divisi per razze e colori della pelle. Gli States e le loro contraddizioni. E in questo clima si inseriva, dal 1951 fino alla sua controversa morte, nel 1964, l’attività artistica del reverendo battista Sam Cooke.
Cooke nacque a Clarksdale, una città che oggi conta quasi ventimila abitanti ma che nel 1933, quando Sam vide i suoi primi giorni di luce, doveva essere più che un anonimo comune dello stato del Mississippi. E questo piccolo centro abitato, soprattutto se confrontato alla vastità del resto della federazione americana, trovò ben presto la sua fama, proprio grazie alla musica di Sam Cooke e di un altro illustre nascituro del luogo, John Lee Hooker, di 16 anni più anziano del reverendo.
E infatti Clarksdale compare a buon diritto sulla Mississippi Blues Trail, un percorso a tappe che attraversa tutti, o quasi, i comuni di origine dei più grandi bluesman del Delta.
La musica di Sam Cooke subisce un mutamento tra il 1950 e il 1951. In precedenza il cantante nero aveva dapprima spostato la sua residenza nella più cosmopolita Chicago. Poi, appena iniziò a cantare all’infuori delle chiese, aggiunse subito la e finale al suo cognome che originariamente era Cook. Questo perché gli conferiva un’aurea più «nobile», diceva.
Sia lui che il suo amico Bumps Blackwell si misero in proprio e iniziarono a produrre diversi singoli sulla scia di quanto era stato fatto nel recente passato. E fu una fortuna.
Il naturale epilogo di tutto fu la nascita della casa discografica SAR Records, di cui Cooke fu il proprietario.
Quello che prediligeva era una cura attentissima ai particolari di arrangiamento e di amalgama dell’orchestra che lo accompagnava. Tipici del doo Wop e anche in parte di Rock&Roll e R&B erano le voci di controcanto, con toni che imitavano le corde di contrabbasso.
Everybody Loves To Cha Cha Cha nacque proprio da una festa di compleanno in cui Sam Cooke, seduto fuori al giardino, ascoltò dei bambini cantare in circolo questo ingenuo jingle. Tornato a casa Sam scrisse il testo che poi divenne un tormentone.
Una volta, dopo aver ascoltato Blowing In The Wind di Bob Dylan, decise anch’esso che era giunto il momento di parlare al mondo, di far capire che le cose stavano male ma potevano di certo cambiare. Da ciò scaturì una delle pagine più belle e vissute della carriera di Cooke, “A Change Is Gonna Come”, che venne inserita nel film Malcolm X di Spike Lee.
Prese anche parte attiva nel Movimento per i Diritti Civili (American Civil Rights Movement), usando le proprie capacità musicali per creare legami tra il pubblico di colore e il pubblico bianco.
Nel 1964, all’apice della sua carriera, ha appena 33 anni: ha divorziato da poco in seguito alla tragica morte del figlio di un anno, ed è alla ricerca di distrazioni. A una festa conosce una giovane donna bianca e se la porta in un motel. Una volta arrivati in camera i due litigano e lei scappa nella reception per chiamare qualcuno che la venga a prendere: la proprietaria dell’hotel, attirata dalle grida e vedendo un uomo nero furioso con una donna bianca, lo scambia per un violentatore e tira a fuori il fucile che tiene sotto il bancone. Le sue ultime parole saranno “Signora, lei mi ha sparato!”. La signora non verrà mai condannata, perché l’omicidio viene classificato come un incidente da legittima difesa.
Se Aretha Franklin, James Brown, Ray Charles e tantissimi altri cantanti soul hanno trovato il successo, questo è soprattutto dovuto all’impronta e all’influenza che questo straordinario compositore e vocalist di colore diede con la sua musica. 


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