sabato 5 novembre 2016

Nel blu dipinto di blu



Le strade di Addison e Clark, dove milioni di fans si sono recati per 108 anni per vedere i Cubs giocare e…perdere, sono state chiuse al traffico. Gli uffici e le scuole? Anche quelle decimate dalle assenze dello sciopero volontario di studenti e lavoratori. “Ma non vi preoccupate, perché anche i vostri insegnanti ed i vostri capi sono qui!” ha detto Pat Hughes, uno dei commentatori dei Cubs.
Le strade sono diventate blu, il fiume è diventato ancora più blu per distinguersi dalla massa.

Questo è l’effetto di un titolo insperato, giunto nel modo più leggendario possibile, 108 years in the making. Il risultato è una marea umana che ha fatto il giro del mondo in pochi secondi grazie ai social network.


La prima parata della storia dei Cubs ha registrato più di 5 milioni di persone che hanno sventolato la W. Neonati, bambini, adolescenti, adulti ed anziani. Ogni fascia d’età era rappresentata. Non c’era angolo della fan base dei Cubs che volesse perdersi un evento che rimarrà nella storia della città e che cambierà per sempre il corso della storia della città. Qualcuno si è presentato con alcuni cartelli simpatici come “Vinto prima di morire” oppure “non sono venuto qui per un taglio di capelli.” La parata di venerdì è il settimo raduno più affollato della storia umana. Uno scenario mai visto negli States dalla dichiarazione d’Indipendenza del 1776. Nel 1995 la giornata della gioventù di Giovanni Paolo II aveva richiamato poco più pubblico di questo avvenimento. L’anno scorso il viaggio di Papa Francesco riunì sei milioni di persone a Manila.   

Invece, in data 4 novembre 2016, lo sport diventa una religione.


Così i reduci Anthony Rizzo, Kris Bryant, Ben Zobrist, Joe Maddon, Theo Epstein e tutto l’entourage dei Cubbies sono successi agli ultimi campioni come Johnny Evers, Frank Chance e Mordecai Brown che nel 1908 avevano dato l’ultima gioia alla Northside di Chicago.  

I membri della squadra campione ed i loro familiari vengono scortati sul palco con il classico double-decker. L'autobus, partito da Wrigley Field, ha percorso Michigan Avenue e Columbus Drive. A Lower Hutchinson Field all'interno di Grant Park si sono tenuti i festeggiamenti sul palco.  Forse non è né utile né necessario riportare per iscritto le dichiarazioni di ogni protagonista sul palco. I ringraziamenti, gli abbracci, le congratulazioni ed i saluti al pubblico sono riassunti bene in questo video.

Il giorno della parata è anche stato l’addio definitivo del collante della club house David Ross. “Grandpa Rossy”, protagonista della giornata con la sua famiglia, è stato omaggiato da uno dei trascinatori della rimonta l’ “Italian stallion”, come è stato soprannominato da Ben Zobrist, Anthony Rizzo.

“Mi ha insegnato come diventare un vincente. Gli sarò per sempre grato e andrà via da campione per sempre. Per il resto della sua vita potrà dire che la sua ultima partita lo ha reso campione del mondo” ha detto, commosso, il prima base.


Il 27enne, guarito da un cancro che lo colpì alla giovane età di 18 anni, ha lasciato il centro del palco con la consegna della palla dell’ultimo out al proprietario dei Cubs Tom Ricketts. Rizzo si è intascato sia l’ultimo out della NLCS sia quello della World Series in una delle immagini più simboliche di questi playoff.

“Le ultime tre partite sono state una lotta fra carichi. Questa squadra ha superato tutto questo per voi. Grazie Chicago!” ha commentato l’MVP della serie Ben Zobrist. “Riproviamoci prossimo anno” ha aggiunto Kyle Schwarber, innesto dell’ultimo minuto per la World Series dopo la rottura dei legamenti del ginocchio in aprile.

A concludere la cerimonia non poteva mancare la canzone che ogni tifoso dei Cubs conosce a memoria. “Go Cubs Go” è stato il canto della speranza alla fine di gara 5. Tre giorni dopo è stato l’inno alla gioia di tutti i supporters degli orsetti.        

Il venerdì più blu di Chicago ha portato i Cubs definitivamente in paradiso. E come diceva il grande Modugno: “Nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù.” 

 

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